Comune di Castelnuovo di Porto – Piazza Vittorio Veneto,16

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La storia di Rocca Colonna

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La storia

Il Palazzo Ducale di Castelnuovo di Porto, comunemente definito “Rocca Colonna” è la risultante della trasformazione che ha subito nel tempo passando da insediamento militare fortificato a palazzo rinascimentale. Posto sullo sperone tufaceo stretto tra la valle del fosso di Chiarano e della Mola, occupa il punto più alto del borgo antico da cui è isolato, in posizione preminente, ma in stretta relazione con l’abitato circostante. Il borgo antico nei secoli si è sviluppato attorno al castello in cerchi concentrici e mantiene il tipico impianto medioevale. La Rocca si presenta come un complesso architettonico massiccio a cui si accede dalla piazza principale attraverso due rampe di scale che, ricalcando l’antica rampa di accesso, connotano la facciata insieme alle due torri laterali. La Torre ad Est, è stata indicata da Clementi e Panepuccia nel libro “Castelnuovo città e territorio” come l’antico mastio e rappresenta il nucleo più antico dell’insediamento fortificato mentre quella ad ovest è stata edificata in posizione arretrata ove era il rivellino per armonizzare la facciata.

Incerte sono le origini del nucleo più antico che si ipotizza sorgesse su un oppidum capenate. Il toponimo “Castelnuovo di Porto”, sembra suggerire la ricostruzione di “Castello nuovo” ad opera probabilmente dei monaci Benedettini di San Paolo. Il primo incastellamento si inquadra prima dell’anno mille ad opera del principe e senatore romano Alberico, figlio di Marozia. Occupata da Stefano di Teobaldo, nel 1139 papa Innocenzo II ne dà restituzione al Monastero di San Paolo. Già nel 1252 la Rocca compare tra le proprietà della famiglia Colonna come presidio e punta avanzata in posizione strategica a settentrione. A Stefano Colonna si devono le opere di fortificazione. La massima potenza colonnese venne raggiunta sotto il pontificato di Martino V (1417-1431). Nel 1435 le truppe del Cardinale Vitelleschi espugnarono Castelnuovo dove si era insediato Nicolò Fortebraccio dopo aver distrutto il castello di Monte La Guardia presso Morlupo. Nicolò nel 1477 lo restituì ai Colonna ma nel 1501 viene occupato da Alessandro VI Borgia che guarnì il castello di strutture fortificate di artiglierie. Dopo la morte del papa borgiano, nel 1504 torna a Giovanni di Odoardo Colonna. che si prodiga affichè cessassero le ostilità con la vicina Civitella San Paolo. A Stefano e Alessandro Di Francesco signori di Castelnuovo nel 1518 si deve la contesa con Vittoria di Zagarolo e Laura Somma sui diritti di vari castelli. Per sedare tale controversia colonnese sul possesso anche di un castrumnovumportuensis intervenne papa Paolo III nel 1548. Sciarra Colonna il 10 dicembre 1548 decretò gli Statuti che regolavano il mercato, i tribunali, la giustizia ecc. Alla morte di Clarice Anguillara Colonna, moglie di Sciarra, dal 1581 Castelnuovo e la sua Rocca sono ceduti alla Santa Sede e sono amministrati da commissari della Camera Apostolica. Del 1627 è la concessione in appalto delle entrate camerali del castello a favore di Scipione Degli Effetti. Numerosi sono stati i soggiorni alla Rocca di personaggi illustri tra cui si ricorda alla fine del seicento quello della regina Cristina di Svezia e nel 1734 di Carlo III di Borbone mentre si recava alla conquistata del Regno di Napoli. Dal 1870 il castello e stato sede di pretura e carcere mandamentale, funzione che ha mantenuto fino alla prima metà del secolo scorso.

A mettere mano all’originale nucleo edificato dai monaci di San Paolo f.l.m. fu nel 1290 Giacomo Colonna detto Sciarra, noto come l’artefice dello “schiaffo di Anagni”, che aggiunse una torre di rivellino di cui sono visibili i resti “decapitati” e un camminamento protetto che la collegava alla rocca, di cui sono visibili oggi solo tracce nelle murature ad ovest del corpo del castello. Furono in questo periodo creati ambienti di abitazione e impreziosita la Cappella di San Silvestro in Castello. La cappella già citata in una bolla di Giovanni XIX del 1026 – “Chiesa antichissima di San Silvestro in Colonna ch’è nel cortile della Rocca di Castelnuovo” è fin da allora legata alla famiglia Colonna. La piccola cappella è tornata alla luce solo da pochi anni, quando un accurato restauro ha liberato il complesso degli affreschi da pesanti scialbi di diverse tinte che li celavano. Il piccolo ambiente (3,60×3,29) è completamente affrescato sia sulle pareti che nella volta a crociera la quale accoglie, nei suoi quattro spicchi, gli affreschi dei quattro evangelisti ognuno rappresentato ella sua specifica simbologia. Partendo dalla rappresentazione di San Silvestro, questa lunetta ospita un trittico di santi: San Leonardo di Noblac, protettore dei carcerati e degli imprigionati ingiustamente (caso vuole che nel periodo di utilizzo come carcere la cappella è stata utilizzata come sala di colloqui) rappresentato con in manoi ceppi; San Silvestro che schiaccia il drago del paganesimo e Sant’Antonio con il campanello. Al di sopra dei tre Santi una “mandorla” sorretta da due angeli contiene il ritratto del Cristo. Sulla parete di sinistra un grande affresco rappresenta la vergine con il bambino ai ci piedi è inginocchiata Santa Caterina d’Alessandria e sullo sfondo san Martino. Al di sopra delle figure svetta una crocefissione. La parete di destra in cui era inserita l’originario ingresso, mostra affreschi solo parziali nella fascia mediana della parete e si riconosce nell’angolo a sinistra la figura di un cavaliere. Al di sopra un affresco con iconografia rara e probabilmente unica in ambito territoriale, rappresenta Cristo Crocifisso tra le braccia di Dio Padre. La parete di fondo, in cui si apre una seconda porta di accesso realizzata in un periodo successivo era un tempo ornata da un affresco in cui è rappresentato il battesimo di Gesù. Di questo affresco restano purtroppo solo alcuni particolari in cui si riconoscono la figura di Gesù, del Battista ed un angelo con grandi ali. Un tempo le aureole dei santi erano adornate di pietre e perle. Nel 1548 Alessandro Colonna concede il feudo al figlio Sciarra che prosegue le trasformazioni edilizie già intraprese dal padre e porta a compimento l’opera di trasformazione della rocca in palazzo rinascimentale con la realizzazione di opere rilevanti tar cui la costruzione di un nuovo piano nobile. 

In questo periodo il palazzo è stabilmente abitato da Sciarra, da sua moglie Clarice Anguillara e dai loro figli e dal Mambrino Roseo, letterato, tutore prima della giovane Clarice e poi dei suoi figli. L’intervento più significativo del periodo è la Loggia Pinta (un tempo una loggia con due arcate aperte; poi quella che guarda la piazza è stata chiusa), datata 1568 ed attribuita a Federico Zuccari. Gli affreschi che la adornano sia sulle pareti che sulla volta rappresentano le Virtù, le Stagioni ed episodi salienti della storia di Roma: l’arrivo di Enea, le battaglie di Benevento e Zama, un grande porto con ruderi di monumenti di epoca romana uno dei quali è stato identificato come il tempio di Minerva Medica e via via scene eroiche e momenti storici.

Il restauro del ciclo pittorico ha poi portato alla luce nuovi affreschi pertinenti al ciclo originario rimasti per secoli coperti da strati di ridipinture. Al di sotto della volta, ornata con riquadri storici riferibili ad episodi di storia romana, sono le pitture di una lunetta contenente in origine l’arcata che affacciava sulla piazza così come le pitture delle pareti sottostanti dipinte con paesaggi che riproducevano i feudi del committente. Da documenti d’archivio la data di esecuzione del ciclo è attestata al 1568 e ciò ha permesso di attribuirne la realizzazione ad uno specifico momento dell’attività di Federico con precisi riscontri sul piano dello stile con opere del periodo.

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